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camera oscura

della reflex digitale mi resta oramai solamente il ricordo. e l’astuccio, visto che non lo usavo mai.. in attesa dei soldi per ricomprarne una, negli scorsi mesi ho riesumato la vecchia reflex analogica anni ’80 del mio babbo, e dopo averla rotta e poi riaggiustata ho iniziato a portarmela in giro. i ‘sori di visiva del liceo sono stati super gentili e mi hanno prestato l’atrezzatura per sviluppare. così dopo un giro per i cantieri a recuperare materiale mi sono costruito una vera camera oscura nel bel mezzo del bagno. nei primi negativi sviluppati sono evidenti i segni dell’inesperienza, e le prime stampe più che a fotografie somigliano a dagherrotipi ottocenteschi, ma pian piano inizio a migliorare e ci sto pure prendendo gusto :)

ingranditore
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isolazione
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bw01
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bw02
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Apocalisse di mezz’estate

la testa stanca, le palpebre mi si chiudono – è mattina – malgrado l’aria sia fresca ho la bocca asciutta. all’orizzonte le colline sembrano leggermente sfuocate, forse solo per le ore di sonno perse. il cielo è un acquarello di grigi, ma sul Sasso Gordona si sta aprendo un promettente squarcio celeste.

inforco la moto e salgo verso l’alpe, i border collie mi precedono azzuffandosi e tagliandomi in continuazione la strada. non faccio in tempo a ricolmare l’abbeveratoio che un tuono secco rimbomba nella valle e dà inizio a una leggera pioggerella. i cani mi guardano un po’ perplessi. ricambio. ci ripariamo sotto la cascina del Zago e appena arrivano le vacche le spingo sul sentiero per il pascolo, poi ridiscendo un po’ insicuro il sentiero lastricato reso sdrucciolevole dall’acqua.

quando arrivo alla stalla una splendida nube nerastra – chissà da dove sarà spuntata – sorvola la collina e di colpo si fa notte. tre detonazioni all’unisono danno inizio all’Apocalisse. una bestemmia a denti stretti e manco a dirlo lo scroscio cresce ancora di intensità. sul cortile le grosse gocce sollevano tanti piccoli sprazzi, le rogge si gonfiano, gli scoli si intasano. che sperpero d’acqua dopo un mese di siccità!! nel frattempo a solo poche centinaia di passi cadono fulmini assordanti; oramai i cani si sono rintanati nel fienile da un pezzo e io mi sono finalmente svegliato del tutto – eppure vedo improbabili saette esplodere prima in lampi rossi e poi nei consueti flash biancastri. ma magari è solo una pattuglia di sbirri disorientata che tenta di ritornare alla centrale. cazzi loro comunque, perché ormai l’aia è un rimbalzare di chicchi di grandine, che se non fosse per i brividi che mi scendono giù per il collo mi sparerei una granatina al sambuco..

Cinema al Piazzolo 2010

Cinema al Piazzolo 2010
 
Le ultime serate di luglio vedranno la viuzza antistante il Centro Giovani di Stabio trasformata in cinema all’aperto (zona Piazza Maggiore, nel nucleo). Proietteremo tre lungometraggi le cui trame condivideranno come sfondo il gioco del calcio. L’evento è indirizzato a tutta la popolazione, ma in particolare ai giovani; abbiamo quindi scelto di immaginarcelo informale, invitiamo perciò gli spettatori a portarsi un cuscino per meglio accomodarsi sul selciato.

Le proiezioni inizieranno alle 21.30 ca. e in caso di cattivo tempo si terranno nella sala "Ex Bagni". Di seguito il programma:

Lu 26: Il mio amico Eric (Ken Loach, 2009)
Me 28: Goal (Danny Cannon, 2005)
Ve 30: Jimmy Grimble (John Hay, 1999)

abstrusa Latinoamérica: Buenos Aires

Ligornetto, 18 maggio

presagendo il rischio di rimanere stregato da Amaicha ho continuato il viaggio: Tucumán; una sosta a Córdoba e infine diaciannove ore su un treno sgangherato attraverso la sconfinata pampa argentina fino a Retiro, Ciudad de Buenos Aires.

Bueno Saire e’ puro caos. i quartieri di vecchi palazzi si susseguono all’infinito. le strade sono intasate di traffico rumoroso, attraversare un’avenida puo’ costare caro. apro un giornale, una sfilza di intrighi incomprensibili. mi imbatto in una manifestazione, sembra una pagliacciata. per le strade la gente corre fredda ma con i nervi a fior di pelle. non ci capisco un cazzo. ricordo pero’ di incontri con personaggi interessanti. lo stregone africano che mentre mi insegnava i colpi base del full-contact mi raccontava delle sue manipolazioni commerciali in un’impresa svizzera. o la venditrice di libri di Palermo, bulgara mi pare, con cui ho finito per chiacchierare una mattinata intera. o l’antropologa biologica che narrava delle sue disavventure con la polizia colombiana durante autopsie di civili assassinati. e tante tante altre persone, i cui racconti si sovrappongono ai mille racconti ascoltati durante il viaggio. la testa e’ un caotico frullare di pensieri, forse ho assorbito troppe storie, troppe immagini, troppe vite.

I don’t know just where I’m going
but I’m gonna try for the kingdom, if I can
’cause it makes me feel like I’m a man
when I put a spike into my vein
and I’ll tell ya, things aren’t quite the same
when I’m rushing on my run
and I feel just like Jesus’ son
and I guess that I just don’t know
[..]
I wish that I was born a thousand years ago
I wish that I’d sail the darkened seas
on a great big clipper ship
going from this land here to that
in a sailor’s suit and cap
away from the big city
where a man can not be free
of all of the evils of this town
and of himself, and those around
oh, and I guess that I just don’t know

(Heroin, The Velvet Underground)